L'arrivo dell'autunno, quello vero, mi riporta sempre un po' di malinconia. Non è suggestione, credo abbia più a che fare con la metereopatia, ma ad ogni modo da quando l'estate se n'è andata ho ricominciato a far girare i pensieri e ho scoperto di aver bisogno di un cambiamento, qualcosa che rivoluzioni davvero la mia vita. Forse ci sarà un raccolto abbondante questo autunno, o forse è ancora presto per dirlo, fatto sta che la mia personalissima inquietudine mi ha tenuta per un po' lontana dal ticchettio della tastiera. In questo mese di sole nonostante sia novembre, ma di nuvole tra i miei pensieri, ho trascorso volontariamente tanti ritagli di tempo in mezzo alla gente. Amici, conoscenti, nuovi incontri....raccontare di me e ascoltare il rumore di vite altrui, un potente antidoto contro la malinconia di cui sopra. Credo che stare in mezzo alla gente sia sempre la cura migliore per me, non importa se passeggiando a caso in qualche via del centro, se in treno o se a un appuntamento concordato, basta anche uno sguardo a farmi sentire meno sola. Ci sono posti in cui, però, l'antidoto non funziona, luoghi in cui non riesco a trovare l'adrenalina di cui ho bisogno per vivere. Allora sento le difese immunitarie crollare, mi ritrovo vulnerabile e cagionevole, le mie sicurezze diventano sciocchi capricci. Succede laddove trovo muri, spesso proprio tra gli affetti più cari. Le mie orme vagabonde sono alla ricerca di una strada sicura, ora, e il modo migliore per trovarla sembra essere l'attesa, la fiducia, una fede a prescindere....
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