A Phnom Penh tra degrado e speranza

È stato molto piacevole arrivare in Cambogia via fiume perché in questo viaggio di circa quattro ore in barca abbiamo avuto il tempo di assaporare lentamente il cambio di panorama che si è presentato ai nostri occhi. Contadini al lavoro nei campi, bufali al pascolo, baracche costruite lungo il fiume...fino all'improvvisa comparsa dell'incredibile Phnom Penh che potremmo descrivere quasi come un cantiere a cielo aperto. Qui infatti si costruisce a tutto spiano perché il turismo sta portando soldi e servono strutture adeguate e nuovi ristoranti e negozi in stile occidentale. Questo lato "in progress" si scontra con zone in cui la povertà e i degrado sono  sotto gli occhi di tutti, in cui le mamme lavano i bambini nelle tinozze di acqua in mezzo alla strada, in cui la spazzatura si accumula sui marciapiedi. Che storia allucinante ha questo paese! Di Pol Pot e dei khmer rossi credevo di sapere qualcosa...ma quando abbiamo visitato il museo Tuol Sleng e i campi di sterminio di Choeung Ek tutto l'orrore che mi si è parato davanti agli occhi mi ha fatto capire la reale portata di questo tremendo crimine che si è perpetrato per tre interminabili anni lasciando profonde cicatrici chiaramente visibili ancora oggi (d'altronde stiamo parlando di 40 anni fa...).
Il regime uccise soprattutto persone colte tra cui medici e insegnanti quindi per rimettere in moto cultura e istruzione ci sono voluti molti anni. Il tasso di analfabetismo tra i coetanei dei nostri genitori è alto e la maggioranza dei ragazzi degli anni 80 non hanno conosciuto nonni e nemmeno zii...Sono rimasta davvero sconvolta dai luoghi della memoria di questo sterminio che ha avuto modalità e storie di una crudeltà inaudita.
Abbiamo visitato anche il museo nazionale della Cambogia con la più bella collezione di sculture khmer esistente al mondo, mentre per ben due volte abbiamo cercato di entrare al palazzo reale ma chiudeva troppo presto e siamo rimasti fuori...peccato soprattutto per la pagoda d'argento ma ce ne faremo una ragione: in un giorno e mezzo fare tutto era un po' difficile!
Per fortuna per i nostri spostamenti abbiamo trovato un simpaticissimo tuk tuk driver che ci ha portati ovunque per una cifra ottima e che alla fine ci è quasi dispiaciuto salutare perché è stato davvero gentile e disponibile.
Abbiamo curiosato tra le bancarelle del mercato Russo pieno di cianfrusaglie per turisti ma anche di qualche interessante oggetto di artigianato locale. Tanti e belli invece i negozi degli stilisti emergenti che stanno creando abiti, borse e accessori molto originali.
Nel complesso però Phnom Penh mi è sembrata una città molto difficile, piena di situazioni da sanare (prostituzione nei locali a servizio soprattutto di americani e occidentali in primis) e che risente ancora tanto degli orrori della guerra. Qui dove Starbucks, KFC, Burger King e tanti altri hanno già messo radici spero con tutto il cuore che possano arrivare presto anche investimenti massicci per combattere il degrado.

Arrivo a Phnom Penh 

Statua Khmer al museo nazionale 



Albero della morte nei campi di sterminio di Choeung Ek

Resti delle vittime nei campi di sterminio di Choeung Ek

I terribili corridoi della prigione S-21 (Tuol Sleng) 


Vita notturna a Phnom Penh


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