I troppi "tilt" del Bel Paese

E' stata intensa, abbondante, continuata per ore, ma era anche ampiamente prevista da giorni. Eppure questa storica nevicata febbraio 2012 ha mandato in tilt l'Italia. Non solo le regioni che hanno fatto da "apripista", ma anche quelle in cui la perturbazione è arrivata in un secondo momento, quando i danni erano già stati ampiamente documentati e calcolati. Collegamenti interrotti, stazioni e aeroporti al collasso, viabilità rischiosa e risorse esaurite in breve tempo.
Non discuto su modi e tempi, perché i dati alla mano sono ancora pochi, ma mi domando come sia possibile che se da una parte le previsioni meteo oggi sono in grado di preallertare con grande anticipo, dall'altra non c'è mai modo di aggirare l'ostacolo. Succede per i terremoti, succede per le alluvioni, succede per le nevicate.
Mi stupisce anche come sia cambiato il modo di approcciarsi a queste calamità. Ho l'impressione che mentre stiamo diventando sempre più abili a utilizzare le nuove tecnologie, stiamo progressivamente peggiorando nel rapporto con la natura.
Incapacità? Disorganizzazione? Imprevedibilità? Spesso ho l'impressione che si tratti più di incoscienza, talvolta condita da un pizzico di ignoranza. Altrimenti per quale ragione si ricostruirebbe dove il terreno ha ceduto? Dove fior fiori di ingegneri hanno valutato e dimostrato rischi?
In questi giorni in cui Bologna è sotto lo scacco di una perturbazione siberiana ho rivalutato un po' l'efficienza che mi ha sempre reso orgogliosa della mia città (spero resterà un episodio isolato), ma sono rimasta anche colpita da come, dopo un primo momento di inevitabile sbandamento, i miei concittadini si sono rimboccati le maniche e hanno fatto del loro meglio per accelerare la ripresa della vita normale.
Credo che questo piccolo esempio portato in un panorama più globale potrebbe dimostrare che se a prevalere fosse più la buona volontà delle sterili, continue, immancabili polemiche, il nostro mondo, il nostro Paese, potrebbe (forse) diventare migliore.

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