Sanremo, il Festival...un grande sogno

Il Festival di Sanremo è come una favola. Lo immagini, lo vivi e quando tutto finisce vorresti che ricominciasse.
Questa è la sensazione che rimane dentro dopo una settimana passata tra interviste, attese, conferenze stampa e ritmi frenetici. Il Festival è stato ed è ancora un grande evento, fatto anche di errori, sprechi e banalità, ma senza dubbio una vetrina importante per il mondo della musica e per l’Italia.
C’è una città intera che si muove al ritmo della kermesse. Hotel, alberghi e pensioni prenotati da mesi. Taxi, ristoranti e negozi che fanno lievitare i prezzi all’improvviso. Uomini, donne e bambini appostati fuori dagli hotel per collezionare autografi e foto. E l’Ariston diventa il tempio di questo inossidabile rito che da 62 anni si ripete senza mai passare inosservato.
Anche quest’anno il rito si è compiuto. Il Festival ha fatto parlare di sé tra canzoni, ospiti e immancabili polemiche. A trionfare sono state soprattutto la simpatia di Rocco Papaleo, il tatuaggio a farfalla di Belen e la popolarità dei talent show (i vincitori sono arrivati quasi tutti da lì).
A lasciare qualche perplessità invece ci hanno pensato Adriano Celentano  e le sue “prediche”, le tante – troppe – parolacce in prima serata e la valletta effetto vedo non vedo (nel senso che c’era ma era come se non ci fosse) Ivana “Ivanka” Mrazova.
La musica ha fatto il resto. Le canzoni, alcune belle, altre meno, hanno tenuto incollati alle televisioni milioni di italiani. Ci sono stati momenti intensi come la chitarra di Bryan May, la voce grintosa di Patti Smith e il ricordo di Mia Martini. Ci sono state sorprese più o meno annunciate, come la vittoria di Alessandro Casillo , diventato già un idolo per le teenager, le dimissioni del direttore del Festival Gianmarco Mazzi e il clamoroso playback di Loredana Bertè nella serata in cui ha duettato con Fargetta.
Ci sono state tre vincitrici donne. Giovani, simpatiche e grintose. Una bionda (Emma), una mora (Arisa), una rossa (Noemi). Con tre belle canzoni melodiche e intense. Forse l’ordine di preferenza sul podio non ha messo d’accordo tutti, ma almeno stavolta a trionfare sono state voci all’altezza dell’Ariston, il palco che ha visto nascere artisti del calibro di Eros Ramazzotti, Giorgia e Laura Pausini…
Non erano le uniche canzoni belle, quelle arrivate in finale. A noi sono piaciute molto anche Dolcenera, Pierdavide Carone diretto da Lucio Dalla, Samuele Bersani e Francesco Renga. Ci penseranno le radio, ora, a fare il resto. La dura legge delle hit non conosce corsie preferenziali.
A chi, come noi, ha vissuto il Festival in prima linea resteranno immagini e sensazioni indelebili nel cuore e nella mente: il primo ascolto delle canzoni all’Ariston durante le prove del lunedì, gli incontri coi cantanti, la magia della musica suonata dalla Sanremo Festival Orchestra, la frenesia delle nottate in sala stampa.
E se poi, alla fine, del Festival resterà anche solo questo, alla kermesse sanremese andrà comunque un grande merito: riuscire ancora a far sognare gli italiani. In tempo di crisi e di affanni non è poi così scontato.

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