Nguyen Thi Men ha 21 anni ed è costretta a vivere la sua vita rinchiusa in una gabbia perché divora tutto quello che le capita sotto i denti come una bestia feroce. La causa di questo suo comportamento è l'agente arancio con cui suo padre fu contaminato durante la guerra del Vietnam. Il suo volto, come quello di tanti altri che ho visto nella bellissima mostra fotografica al Museo dei Residuati Bellici di Saigon (oggi Ho Chi Minh City), mi si è piantato nel cuore come un pugnale e l'orrore della guerra, di quella che ha devastato questo paese e di tutte le altre, è improvvisamente diventato ancora più insopportabile. La nostra tappa a Saigon è stata veloce ma molto intensa, partita la mattina presto con la visita alle gallerie di Cu Chi che ospitarono 18.000 guerriglieri che combattevano attraverso 200 km di cunicoli e caverne scavati a mano. Un luogo indubbiamente suggestivo anche se ormai completamente votato al turismo. In molti si fanno fotografare sorridenti in segno di vittoria in cima ai carri armati o provano a sparare al poligono creato ad hoc ma io non me la sono proprio sentita. Mi è bastato provare a percorrere un centinaio di metri sotto terra rannicchiata per avere la sensazione di soffocare...e pensare che loro lì vivevano con tanto di letti, cucine, ospedali e laboratori! Rientrati a Saigon con un certo ritardo sulla nostra tabella di marcia a causa dell'ormai noto traffico abbiamo deciso di saltare il pranzo per poter visitare il più possibile la città visto che ci siamo rimasti un giorno solo. Qui i musei chiudono prestissimo quindi bisogna pianificare bene cosa vedere prima e cosa dopo. Noi siamo partiti dal Palazzo della Riunificazione, non particolarmente bello ma certamente significativo per le vicende storiche a cui ha fatto da scenario, per correre poi verso il museo dei residuati bellici che ho trovato veramente toccante e fondamentale per comprendere cosa veramente sia accaduto in questo paese prima e dopo la guerra con gli USA. Ci siamo poi diretti verso la piazza Lam Son passando davanti alla cattedrale di Notre Dame (sì si chiama così perché da fuori si ispira all'originale parigina) e allo storico ufficio postale centrale. Ad aspettarci in piazza c'era lo zio Ho in tutta la sua "statuaria" imponenza, ma soprattutto lì, tra hotel di lusso, grattacieli e centri commerciali, abbiamo visto la Saigon che sta rinascendo e che ricorda tanto città come Singapore o addirittura New York. C'è fermento in questa città, voglia di produrre e di competere, di rialzarsi dopo una guerra inutile che ha messo in ginocchio un paese che ha davvero tanto da dare. Di Saigon o Ho Chi Minh City che dir si voglia (i vietnamiti continuano a chiamarla Saigon) ricorderemo anche due memorabili cene al suggestivo Temple Club (consigliato dalla Lonely) e al mitico Hum (consigliatoci da Daniele e Stefania che hanno fatto tappa qui prima di tornare in Italia): una delizia per il palato ma anche per gli occhi visto che si trovano in due bellissime location.
Tappa fissa anche al mercato per qualche souvenir ma rispetto alle altre città mio marito ha potuto esprimersi meno nell'arte della contrattazione e si è preso anche un sonoro scaccione da una venditrice alla quale aveva offerto troppo poco...
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| Entrata di un cunicolo a Cu Chi |
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| Trappole utilizzate dai Vietcong per difesa |
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| Palazzo della riunificazione |
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| Museo dei residui bellici |
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| Cattedrale di Notre Dame |
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| Piazza Lam Son |
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| Una delle delizie assaggiate al Hum |
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